Le mie poesie in tutte le lingue

sabato 9 luglio 2011

Brandelli di vita e morte

Mi sento uomo,
maledettamente uomo,
groviglio di ossa e pelle,
bestia gravida
di lancinante idiozia.

Mi sento uomo,
disgustosamente uomo,
dissodato dal sangue
che mi incide la carne
come un aratro inumano.

Ma non v'è semina,
non v'è germoglio di vita
in chi si crede pietra.
Umano,troppo umano
e troppo lontano
dall'uomo digiuno.

Cosicchè irresoluto,
adombro i miei sensi
e penso un solo pensiero
e ciò basta a render sazia
la voglia di sentirmi uomo
immensamente uomo.

lunedì 25 ottobre 2010

Dicono di me:

 DR.SSA MARZIA CAROCCI

"Un POETA a lettere cubitali,uno dei pochi che può definirsi tale,
quando la poesia non è retorica,ma musica di parole,e il sentimento diventa visivo come immagine da vedere, da gustare, da plasmare.
Le tue poesie sono la voce di un'anima che sa come parlare. Sai dare ali ai sogni e al pensiero.
Fai della poesia un canto introspettivo [...] Riesci a spaziare fra cielo e terra regalandoci le emozioni del cuore, facendoci sentire partecipi del tuo mondo che è poesia pura.[...]
Pochi mi hanno colpita come te.[...] Leggere la tua poesia è un vero e proprio balsamo per l'anima.[...]
Come ti ho detto, sono recensionista e leggo un'enormità di testi lirici,i tuoi restano impressi, sia per la struttura metrica, sia per l'ottimo uso (mai esagerato) che fai delle figure retoriche,fondamentali per le poesie,e sopratutto per il sentimento che sai esprimere in modo ottimale e diretto, lasciando nel lettore quel gusto di aver appieno saziato un'essenza di vita.[...] Hai un'ottima musicalità ,una buona metrica con il ritmo giusto,i tuoi versi non hanno stonature. I messaggi entrano nell'anima poichè tu riesci a far parlare quella parte che vive in ognuno di noi;la vita. [...] .Da critico, poche volte ho trovato tanta emozionalità e tecnica nella poesia,tu lo sai fare.[...] Spero che un giorno vorrai partecipare ad un concorso nel quale sarò in giuria,avere elementi come te, gratificano gli occhi e l'anima.
I miei complimenti e la mia stima a chi sa della poesia l'espressione e l'importanza."
DR.SSA MARZIA CAROCCI (Poetessa,scrittrice e critico letterario.Firenze 05/2010)

ALVIERO MARTINI

"Caro Giulio,
mi sono preso tempo ed ho letto le tue poesie... Bravo.
A parte il lirismo, l'aulicita' in alcune, in altre trovo una scorrevolezza giovane, fresca, una vena sensisbile e toccante. in particore mi hanno colpito le ultime due in napoletano, straordinarie: in queste ho sentite le voci, le intenzioni, la verita'. E' vero che stilismo e poesia sfiorano l'arte, e se per fare un bel vestito utilizzo tessuti di primissima qualita, poi li affido a mani altrettato esperte per confezionarli, prima di tutto parto da un disegno chiaro e preciso, dettagliato e descrittivo, a volte colorato a volte no, ma atto a rendere facile la lettura agli intelocutori successivi. Ecco, nelle tue poesie ho trovato un ottimo uso della lingua, una scorrevole successione di emozioni, una fludita' limpida e precisa. Insomma mi sono piaciute!"
ALVIERO MARTINI (Stilista.Milano 10/2010)
 
PROF. PAOLO GIANSIRACUSA

"Ho letto le tue poesie,Giulio,e mi complimento per il carattere netto e deciso della tua scrittura. Dici ogni cosa con immediatezza e riesci in maniera mirabile a mantenere un ritmo espressivo incalzante. E' bello leggerti perchè la tua poesia è rivelazione del tuo essere. Scrivendo ti scopri e ti sciogli nell'essenza altrui. Bravo. A presto, ti seguirò con attenzione."
PROF. PAOLO GIANSIRACUSA (Storico dell'Arte,Docente presso l'Università di Siracusa - facoltà di Architettura - e titolare della 1° Cattedra di Storia dell'Arte presso l'Accademia di Belle Arti Statale di Catania.Siracusa 07/2010)

DR. LUCIANO SCATENI

"Caro Giulio, sembri nato in una stagione sbagliata del mondo: devi appartenere a una famiglia che trasmette ancora sentimenti limpidi e principi sani. Sono un pessimo conoscitore della lingua napoletana e da questo angolo di osservazione posso dire poco. Permettimi un suggerimento: la poesia, ma più in generale la letteratura, evolvono senza sosta e il loro impianto, i contenuti, le strategie per colpire la sensibilità del nuovo che connota il nostro tempo, richiedono un lavoro costante su forme di espressione e attenta modernità. Provaci dal momento che ne hai la possibilità, perché alla tua età è davvero difficile toccare livelli di scrittura così maturi. Congratulazioni e auguri."
LUCIANO SCATENI (Giornalista RAI ed ex-conduttore tg3)

DR. CARLO MARTIGLI
"Caro Giulio,
in un momento di pausa ho letto alcune delle tue poesie.Ricordano molto quelle che scrivevo io alla tua età e quindi non possono non piacermi.Ritrovo le stesse sensazioni, i pensieri di morte e di follia, di ingiustizie e di turbamenti e sono felice di vedere che a distanza di anni i sentimenti più profondi nelle anime sensibili rimangono gli stessi.Alcune le ho trovate più libere di altre, e mi sono piaciute molto. Dove lasci andare la penna alle sensazioni,senza voler necessariamente dire o comunicare qualcosa, c'è emozione, profonda, e la comunichi molto bene.Ti faccio i miei migliori auguri e ti auguro anche di passare quanto prima alla letteratura, che, per quanto mi riguarda, è una lunga poesia in prosa..."
DR. CARLO MARTIGLI (Scrittore e autore del libro "999 l'ultimo custode".Rapallo 10/2010)
  

venerdì 24 settembre 2010

Vecchio Scrittoio



Verde vetro
dai lati consunti
di legno.
Impronte sul corpo
graffiato
da linee aguzze
d'acciaio.
Capelli giacciono
morenti,
per tormento
di idee,
sul vetro svilito.

Un vecchio scrittoio
regge ancora smarrita
la mia voglia di vita.Poesia.


giovedì 23 settembre 2010

Amarcord


Queste vie
non destano poesia.
Queste vie 
sono spente e i lampioni
abbagliano visi
inerti come foglie.
Queste vie
hanno smarrito
l’odore dei panni
e le donne,di notte,
attendono i mariti
stanchi di fatica,
non di pensieri.
Queste vie ricordano
la mia giovinezza,
le mie ansiose corse,
le mie prime cadute,
i miei primi sogni.
Queste vie 
non destano più poesia,
giacciono lì,disanimate,
sotto l’ombra dei ricordi.

martedì 18 maggio 2010

Transfert


Lei,più uomo che donna,
siede accanto a lui,
un pazzo che ignora il pudore.
Vicini come fossero nati insieme
ma distanti come chiusi in gabbia,
isolati e in celle diverse.

Le sbarre del terrore son possenti
come i vecchi pali della luce
e le prigioni sono anguste,
dove l'aria,acre e sferzante,
sospende i respiri.

Esistenze condotte follemente
nel timore del giudizio,
soppresse da misere etichette
che non lasciano spazio nemmeno
al fugace tripudio dei sensi.

Lui le sfiora il viso,dolcemente,
con una soffice e tenera carezza,
lei sbigottita lo fissa,si ritrae,
finge un rifiuto e colma d’orgoglio
lo osserva intimidita e tace.

L’uomo non s’avvede del suo aspetto,
ma legge in quegli sguardi
un profondo senso di inquietudine,
lo stesso che domina in lui
e che sovente gli torce l’animo,
tanto da farlo sentire un “pazzo”.

Scivolano,adesso,incertezze e paure
come gocce d’acqua dalle grondaie.
Le sbarre del terrore sono antichi ricordi
e le loro mani,strette in una morsa,
trasformano le anguste celle del dolore
in soavi e limpidi pensieri d’amore.

lunedì 17 maggio 2010

Particolare d'un paesaggio notturno




Anch'io ho combattuto

l'incoscienza di me stesso

e le mura mi sembravano prigioni,

le parole opprimenti catene,

mentre preso dall'angoscia,

mi soffocavo logorando l'attesa.



Le mie mani sapevano di Dio,

tenui,dalla bocca,nascevano preghiere

ed ogni timore non aveva più senso.



Ma tu eri diversa da me

e gli affanni sembravi non sentirli,

ma la pelle,la tua morbida pelle

era solcata da brividi di paura

e le preghiere,allora,non bastavano più.



martedì 4 maggio 2010

Notte alla finestra




Qui i sospiri sono piccoli passi,

qui i pensieri sono fragili notti.

Alla finestra il buio m'ascolta,

lieve il vento sussurra al silenzio,

mentre la penna dipinge schizzi

della mia stanca,amara follia.

Disteso,un uomo m'osserva,

immobile,nel mio letto assopito.

Ha i miei occhi,la mia bocca,

le mie stesse identiche mani,

eppure io non conosco lui,

lui,non ha mai conosciuto me.

Di giorno,non so dove sia,

ma,all'imbrunire,viene quassù,

s'acquieta,socchiude lo sguardo

e,rilassandosi,nel buio mi fissa,

mentre io qui,scrivendo follie,

passo la notte alla finestra.


 

giovedì 29 aprile 2010

Concorso Internazionale di Poesia "Napoli Cultural Classic"

Giulio Liguori ha vinto il primo premio al prestigioso Concorso Internazionale di Poesia "Napoli Cultural Classic" con la lirica "Poesia per Alda Merini".E' risultato vincitore tra 350 partecipanti da tutta Italia e,la sua poesia,è stata inserita nell'antologia del premio.La cerimonia di premiazione avrà luogo in Nola (Na) il 18 giugno 2010 alle ore 17.00 presso il Museo Vescovile,sala dei Medaglioni,in via San Felice n.30,alla presenza di autorità,stampa  e personalità della cultura e dell'arte.

Concorso Nazionale di Poesia Salvatore Cerino 2010


Ieri,Sabato 8 Maggio 2010,Giulio Liguori ha vinto il secondo premio al Concorso Nazionale di Poesia Salvatore Cerino IX edizione,con la lirica in italiano "Poesia per Alda Merini".Tanti i partecipanti,tra giovani e adulti,per una manifestazione all'insegna della cultura e dell'arte che,ancora una volta,si conferma baluardo della poesia napoletana.In giuria Grazia Cerino,Ernesto Filosa,Pietro Gargano,Michele Melillo,Maurizio Sibilio e Francesco D'episcopo.

mercoledì 28 aprile 2010

Poesia per Alda Merini

Quali colombe siamo?
Da quali sogni
le nostre ali son forgiate?

Se la smunta pienezza
è sfondo dell'animo nostro,
e il cielo stellato è un insieme
di aneliti illusi,
la penna,
stretta nel pugno,
è anima in petto.

Corre l'inchiostro
nelle cupide vene,
gonfie
di viva poesia,
corre l'inchiostro,
mal letto e incompreso,
corre
e lo chiaman pazzia.

Ogni poeta
fa guerra al dolore,
combatte la gioia,
si oppone al destino.
Ogni poeta
è uno spirito solo,
sorda colomba,
eterno conflitto.

domenica 3 gennaio 2010

Canzone di Luglio


 
I tuoi passi sono in me

teneri vuoti di livido amore
e la sadica tua verità
è una tristezza,
senza ombra nè cuore.
Odio Luglio,
odio l'impavida tua lontananza,
odio il fervore del mare
e la docile sabbia.
Odio
chi ti ha reso boriosa
e ancor di più odio
la perversa tua alterigia
che devasta l'audacia
dell'animo mio.
I tuoi passi sono in me
lividi vuoti di tenero amore,
lividi vuoti
di tenero soffrire.



sabato 2 gennaio 2010

Nel sogno

Sono un anelito
che nel buio si dilegua,
un candido bambino
dalle fievoli chimere.
Sono amena fantasia,
vanesio nulla,
attimi
di boriosa vanagloria.
Ogni notte sono amore,
desiderio,
incubo,
splendore.
Ogni notte,
son caotica utopia.
Sono l'ombra,
l'illusione,
la paura,
sono lacrime nel mare,
barlume luccicante
al calar del sole.
Al risveglio,
l'aurora si distende
e il mio animo fulgente
apre gli occhi
a ciò che è vero,
respirando con rimpianto
i ricordi della notte,
magiche illusioni,
vituperate angosce.


 

venerdì 1 gennaio 2010

Pensieri di Primavera Sei - edito da Rolando Editore

"Un testo semplice e incisivo,carico di emozioni.Attuale la storia del protagonista,che,morto ammazzato per i suoi ideali,ormai giace nascosto come un ferito all'ombra di un pino.Ferito fisicamente per l'opposizione alle sue imprese e,soprattutto,moralmente,perchè la gloria e la fama nessuno gli ha dato,il nostro protagonista arriva sulla prima pagina dei giornali solo per essere uno dei tanti morti ammazzati che la nostra comunità è abituata a commemorare e,poco dopo,a dimenticare.Lo scritto,così,pone un importante interrogativo a chi legge:se il fare un'azione vantaggiosa e non ricevere una remunerazione morale è per l'idealista - molte volte anche per i poeti - angosciante,vale la pena impegnarsi prescindendo dal riconoscimento sociale?Riconoscimento che,soventela nostra società attribuisce ad alcuni quasi mitizzandoli - e ne priva altri - quasi demonizzandoli - ? "


[ Nota critica di Vincenzo Tafuri per la poesia "All'ombra di un pino",vincitrice del primo premio al concorso - Rolando Editore -]

All'ombra di un pino




All'ombra di un pino
giace un ferito,
lacrime e sangue
d'un uomo smarrito.

Ricordi di vita,
di affetti lontani
che volan nel cielo
come aeroplani.

Speranze d'un uomo,
d'un uomo finito,
che ha dato se stesso
per rincorrere un mito.

La gloria e la fama
nessuno gli ha dato,
non per le imprese
sarà ricordato.

Uno dei tanti,
diranno i giornali,
morto ammazzato
per i suoi ideali.




mercoledì 30 dicembre 2009

Simbiosi

Simbiosi di corpi,
di ardenti pensieri,
simbiosi
d'occhi inquieti
in concitati attimi
di confusa passione.
Tremore di sguardi,
lucidi,
tremore di parole,
sospese,
delicate carezze
e morbidi sospiri.

Impeto,fuoco,furore,
disinibita veemenza,
occhi vogliosi,squilibrio,pazzia,
incoerente ossessione,
estrema crisi gioiosa,
Amore.

Occhi distesi,
intensi,
radiosi,
anime compatte,
simbiosi di corpi
e compiuti pensieri.
Un uomo adesso,
una donna adesso,
simbiosi di vite,
caotiche,coese
esistenze.


Chesta è 'a fine,chisto è 'o patimiento

Steva vuttato llà
'o cuorpo 'e chella vecchia
,
 jttato 'ncopp' ‘a ll'asfardo cucente
e arravugliato 'int' 'a na vesta 'nzevata 'e sanghe.
S'era accisa ch'e mmane soje
a copp' 'a chella fenesta ca 'o viento arapeva e ammarrava.

"Currite,currite na vecchia s'è accisa!"
alluccavano 'e ggente curiuse p' 'a via.
"Chella era pazza,'o marito 'a lassaje!"
dicette na femmena a nu signure,
" 'O figlio è drugato,va cu 'e pputtane

nun tene fatica e fa 'o mariuolo!"
"Na femmena anziana ca fa chistu ppoco,
'nmiez' 'a na via,annanze 'e pperzone!
Che scuorno,che ggente,che mmala crianza!"
alluccaje na mamma 
cummiglianno ‘a faccia ‘a 'o guaglione.

E 'a vecchia steva llà,
'a pella se faceva janca,ll' uocchie s' arapevano
e 'o sanghe culava d' 'a vocca aggrecciata.
Chesta è 'a fine,chisto è 'o patimiento,
ca pure si si mmuorto
he' 'a sentere chi te vene a judecà
e manco 'a morte certi vvote
te puo' aiutà a truvà pace.


Ll'ombra d' 'e llacreme sperdute



I' tengo sempe a mmente
'na jurnata nera,
accussì nnera
ca ll' uocchie
vedeveno cu 'o core,
chillu core annammurato,
scarfato d' 'e penziere
ca pigliavano calimma.
E io,
'nzevato d' 'o limmo 'e ll'innucenza,
chiagnevo senza forze
e vulevo sulo murì.
'A luntano
'o nonno me vedette,
me chiammaie
e cu chill’uocchie
chine 'e sofferenza
m’astrignette accussì fforte
ca tremmaie p' 'a paura.
Cu 'nu surriso
m'accarezzaie
e suspirando me dicette:
"Tu 'o ssaie,
nepote mio,
quanto vivo
'int' 'a stu lietto
chesta mia malincunia.
Tu 'o ssaie
ca chistu male ca m'avvelena
nun tene ll'uocchie
e manco 'o core.
'A vita mia adda fernì,
me pozzo affannà,
pozzo alluccà,
pozzo chiammà 'nu predecatore,
ma 'a carta 'e bollo
p' 'o paraviso è già partuta.
Tutto è tale e quale:
'O rilorgio
sape ancora tintinnà,
ll'aucielle
nun se so' scurdate
‘e comme se vola,
'e pariente mieie
me veneno a truvà
pe' l'urdemo saluto
mentre n'approfittano
pe' 'na rimpatriata.
E io stongo ccà,
a ffa' 'e cunte cu ‘a morte.
Me n' aggia i',
'o ssaccio,
e aggia piglia' 'na dicisione:
comme spennere l'urdema forza.
E saje ca te dico,
nepote mio?
Ca ll'urdema cosa
ca voglio fa',
è dicere ca 'a vita è 'nu rialo prezioso,
'int' 'a gioia
o 'int' 'a sofferenza,
aggio 'mparato ca va vissuta,
pecche' sulo 'nu sicondo
vale cchiu' 'e ogne cosa ca può accattà.
E ssì ttu,
nepote mio,
saje sunnà
e ssì capace 'e te scanzà
'a sti fessarie,
vedarraie 'o munno
cu ll'uocchie d' 'a fantasia."
Chelli pparole,
ca pe' sempe me stregneranno 'o core,
furono ll'urdeme
ca me dicette 'o nonno
e ca me so' rimaste
comme fossero carute
'int' 'a ll'ombra
'e doje lacreme sperdute.





giovedì 29 gennaio 2009

Frenesia (Singspiel)


Allucinato e insano,

 folle e dissennato,
 
 farneticante amore,
 
 vaneggiante alla pazzia.
 
Delirio e follia,
 
dissolutezza insana
 
di libidinosi sensi,
 
licenzioso amore,
 
turbato
 
dalla smania d'amare.